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Dare una mano

L’estate è in genere il periodo dell’anno in cui gli studenti prendono una pausa dagli studi, partono per un viaggio o intraprendono un nuovo hobby. Jeff Powell, un neolaureato in ingegneria biomedica presso l’Università della Carolina del Nord a Chapel Hill non ha mai pensato di prendersi una pausa. Nel corso dell’estate ha imparato i segreti della stampa 3D, ha iniziato a raccogliere le idee per creare una protesi alla mano a un costo accessibile e, prima della fine dell’estate, ha costruito un prototipo funzionante.

Questa storia, che si è svolta nei seminterrati di Phillips Hall, dove Powell ha passato ore interminabili lavorando al suo ThinkPad connesso alla stampante 3D dell’università, ha avuto inizio con Holden Mora, un bambino di 7 anni di Chapel Hill nato senza le dita della mano sinistra.

“Ho sempre cercato il modo per fare qualcosa per aiutare gli altri, per ripagare l’aiuto che ho ricevuto dalla mia famiglia e dai professori, a cui sono molto grato”, ha affermato Powell. “Quando ho saputo della situazione di Holden e dei costi elevati delle protesi, ho iniziato a pensare a un modo per risolvere il problema tramite la tecnologia”.

Il costo esorbitante delle protesi è un problema per molti genitori, a cui va ad aggiungersi il fatto che i bambini crescono continuamente e quindi gli arti artificiali vanno sostituiti frequentemente. Powell non doveva quindi solo trovare una soluzione innovativa, ma era anche alla ricerca di una risposta che funzionasse a lungo termine. È qui che entra in gioco la produzione additiva.

“La stampa 3D ha fatto grandi passi avanti in poco tempo”, spiega Powell. “In passato le stampanti erano apparecchi massicci e costosi usati principalmente nel settore automobilistico. Oggi rappresentano invece uno strumento di produzione incredibilmente rapido e conveniente. Possiamo progettare una protesi alla mano completa con circa 20 dollari di materiale”.

Quando lavori per otto ore a una stampa 3D, basta un malfunzionamento di una frazione di secondo per rovinare completamente il modello. Per questo Powell si affida a ThinkPad. Questo notebook è inoltre ideale per eseguire tutti i programmi open source usati da Powell per apprendere tutto sul mondo variegato e in continua evoluzione della stampa 3D.

Dopo molte ore in laboratorio, numerosi esperimenti falliti e interminabili ore passate usando ThinkPad per apprendere tutto il necessario da forum di community open source, Powell ha costruito un modello funzionante per Holden. Ma il problema rimaneva: come fare in modo che la tecnologia passasse dall’essere un rimedio temporaneo a una soluzione permanente?

“Per risolvere il problema, mi sono reso conto di poter creare un gruppo di studenti presso l’Università della Carolina del Nord”, ha spiegato Powell. “In questo modo, gli studenti avrebbero accumulato ore di servizio e acquisito una straordinaria esperienza tecnologica e, cosa ancora più importante, saremmo stati in grado di fornire un flusso costante di nuovi apparecchi a coloro che ne avevano bisogno”.

Dal momento della sua creazione, il programma si è evoluto in un’associazione indipendente, con due nuove succursali presso la North Carolina State University e il Durham Technical Community College, oltre che un ente no profit, The Helping Hand Project, gestito da Powell insieme ad altri membri del consiglio. Grazie all’istituzione di un’organizzazione no profit esterna alla scuola, Powell può raccogliere fondi per il programma e accettare l’aiuto di persone che non sono studenti ma che desiderano comunque rendersi utili o offrire il loro tempo come volontari per il progetto.

Anche se il suo ruolo è ora passato da quello di progettista a uno più di carattere amministrativo, Powell non riesce a fare a meno di scendere in campo in prima persona. “Stiamo sviluppando un maggior numero di personalizzazioni e caratteristiche pensate per i bambini. Abbiamo creato anche una protesi che si illumina al buio”, afferma Powell.

A parte l’aspetto estetico, Powell sta progettando anche protesi specifiche per le attività. Ad esempio, se un bambino vuole andare in bicicletta o suonare la tromba, può sostituire i componenti a seconda dell’attività.

Man mano che costruiva tutti questi utili congegni e li diffondeva al di fuori della comunità, Powell si è reso conto che stava rapidamente dando vita a un gruppo di supporto. Da questo favoloso e inaspettato effetto collaterale del suo lavoro è nato un gruppo di assistenza sociale e terapia per genitori e bambini.

“Sebbene all’inizio non lo avessimo progettato, la nostra funzione di supporto ha preso piede diventando preziosa tanto quanto le mani che produciamo”, afferma Powell.

Che si tratti di sviluppare una tecnologia innovativa, aiutare gli studenti in classe o semplicemente fornire uno spazio sicuro dove parlare, Powell ha trovato un modo straordinario e sostenibile per dare una mano a tutti coloro che ne hanno bisogno.

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